La villa che ospitava
- e in minima parte ospita tuttora - gli affreschi di
Giandomenico Tiepolo sorge nel piccolo centro di Zianigo,
prossimo a Mirano. Venne costruita per conto di Cristoforo
Angeloni nel 1688, data che è apparsa iscritta su una
trave puntone in prossimità dell'abbaino della falda
ovest del coperto del nucleo centrale dell'edificio durante
il restauro cui l'edificio è stato sottoposto nel
1973-1975 a cura dell'architetto Mario Guiotto. Fin dal
momento della sua costruzione, l'edificio presentava una
pianta sostanzialmente simile a quella attuale; solo, sul
lato destro della casa, per chi guarda la facciata
principale, sorgeva un'ala simmetrica a quella di sinistra,
esclusa naturalmente la chiesetta.
Tale
corpo di fabbrica è andato in rovina a seguito di un
incendio e abbattuto nel 1921; al suo posto è stato
costruito il porticato che esiste tuttora.
Differente era invece l'aspetto esteriore della villa, che aveva in origine porte e finestre ad arco e prive di elementi decorativi. Il tetto era a falda unica, con semplice cornice di gronda a linea continua. L'interno si presentava più basso dell'attuale di circa sessanta centimetri e venne innalzato nel corso dei lavori susseguenti all'acquisto della villa da parte di Giambattista Tiepolo.
Il pittore comprò l'edificio per quattromila ducati il 24 dicembre del 1757; non ebbe però modo di soggiornarvi a lungo, dato che nel 1762 egli si recò a Madrid, chiamato da Carlo III per realizzare la decorazione della sala del Trono del nuovo Palazzo Reale, e qui morì nel marzo del 1770. Negli anni precedenti alla partenza, Giambattista fece però eseguire vari lavori nella villa, riguardanti sostanzialmente l'innalzamento del livello dei solai e la modifica delle aperture della facciata.
Per esplicita volontà testamentaria di Giambattista, la villa passò in proprietà al figlio Giandomenico, che vi risiedette a lungo nel corso dei suoi ultimi anni di vita. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1804, essa divenne proprietà della vedova, Margherita Moscheni, che nel 1805 si risposò con un nipote di Giandomenico, Giambattista Bardese. Nel 1814 la villa &endash; e con essa i poderi vicini &endash; fu venduta alla famiglia Concina e da questa, nel gennaio del 1857, al generale Luigi Duodo. Il suo erede, Angelo, vendette nel 1906 all'antiquario veneziano Antonio Salvadori la quasi totalità degli affreschi di Giandomenico Tiepolo; nel 1943 anche la villa venne venduta a Ernesto Preo e da questi venne più tardi ceduta a Sergio Nalon. Attualmente è proprietà della famiglia Grande.
Tale
corpo di fabbrica è andato in rovina a seguito di un
incendio e abbattuto nel 1921; al suo posto è stato
costruito il porticato che esiste tuttora.Differente era invece l'aspetto esteriore della villa, che aveva in origine porte e finestre ad arco e prive di elementi decorativi. Il tetto era a falda unica, con semplice cornice di gronda a linea continua. L'interno si presentava più basso dell'attuale di circa sessanta centimetri e venne innalzato nel corso dei lavori susseguenti all'acquisto della villa da parte di Giambattista Tiepolo.
Il pittore comprò l'edificio per quattromila ducati il 24 dicembre del 1757; non ebbe però modo di soggiornarvi a lungo, dato che nel 1762 egli si recò a Madrid, chiamato da Carlo III per realizzare la decorazione della sala del Trono del nuovo Palazzo Reale, e qui morì nel marzo del 1770. Negli anni precedenti alla partenza, Giambattista fece però eseguire vari lavori nella villa, riguardanti sostanzialmente l'innalzamento del livello dei solai e la modifica delle aperture della facciata.
Per esplicita volontà testamentaria di Giambattista, la villa passò in proprietà al figlio Giandomenico, che vi risiedette a lungo nel corso dei suoi ultimi anni di vita. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1804, essa divenne proprietà della vedova, Margherita Moscheni, che nel 1805 si risposò con un nipote di Giandomenico, Giambattista Bardese. Nel 1814 la villa &endash; e con essa i poderi vicini &endash; fu venduta alla famiglia Concina e da questa, nel gennaio del 1857, al generale Luigi Duodo. Il suo erede, Angelo, vendette nel 1906 all'antiquario veneziano Antonio Salvadori la quasi totalità degli affreschi di Giandomenico Tiepolo; nel 1943 anche la villa venne venduta a Ernesto Preo e da questi venne più tardi ceduta a Sergio Nalon. Attualmente è proprietà della famiglia Grande.






