A tre anni dalla
fondazione, The Venice International Foundation prosegue la
sua attività di promozione culturale, di studio e di
ricerca, in stretta collaborazione con i Musei Civici
Veneziani.
Agli obiettivi raggiunti - principalmente focalizzati su Ca' Rezzonico e tra i quali ricordiamo il restauro del Caffè e del mezzanino Browning (la nostra sede), la realizzazione della segnaletica museale, la partecipazione all'organizzazione delle due mostre sulla porcellana e il restauro de "Il Mondo Novo" di Giandomenico Tiepolo - vogliamo aggiungere nuove e accattivanti sfide da portare a termine entro l'anno Duemila
Completeremo quindi il lavoro di restauro del ciclo degli affreschi di Giandomenico Tiepolo- realizzati nella seconda metà del Settecento nella villa che la famiglia Tiepolo possedeva a Zianigo, le cui stanze sono state ricreate a Ca' Rezzonico.
Franca Coin, Presidente
The Venice International Foundation ------------Venezia, maggio 1999

Pulcinella in attesa: la delusione della storia
Escluse le scene dell'oratorio che trattano tematiche vetero e neotestamentarie ed episodi della vita di San Gerolamo Emiliani, le pareti della villa di Zianigo apparivano popolate da un complesso di immagini, di scene, di raffigurazioni diversamente collocabili e di non immediata lettura complessiva, se pur vi fu un tema unificatore a guidare il lungo lavoro dell'artista: lavoro che risulta, fatto quasi eccezionale, privo di committenza, e quindi libero, ovvero condotto là dove ebbe a guidarlo la fantasia, l'inventiva, il capriccio il pretesto dell'autore, Giandomenico Tiepolo.
Iniziata l'opera nella sua parte profana con un soffitto riconducibile agli anni cinquanta del Settecento con "Il trionfo delle Arti", troviamo poi una scena della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso ("Rinaldo davanti al simulacro di Armida"), figurazioni simboliche e allegoriche (scene romane, sacrifici pagani, satiri e fauni, centauri, baccanali ecc.), sprazzi sulla vita presente e, celebri sugli altri, i Pulcinella, maschere e scene galanti.
Sono proprio questi ultimi temi - vita moderna e Pulcinella - quelli che hanno dato maggiore celebrità a Giandomenico e sono quelli, altresì, nei quali il suo discorso poetico appare emergere e affermarsi con maggiore compiutezza, con vena più personale e ispirata, con originalità di tratti e d'intuizione che mostrano sovente di raggiungere la dimensione del capolavoro.
Il complesso della commedia affrescata da Giandomenico nella villa gioca su una tastiera estremamente varia, almeno tematicamente: l'impresa, una volta compiuta, offre infatti una sorta di grande ricapitolazione dell'arte tiepolesca in molti dei suoi aspetti e delle sue peculiari caratteristiche; e, insieme, anche il superamento culturale di una stagione e di un gusto: quasi un testamento pittorico che, apprezzando il passato, non si nascondeva la drammaticità del presente e l'incognita del futuro (gli affreschi, va detto, ma anche questa coincidenza non deve essere più che tanto enfatizzata, sono infatti eseguiti da Giandomenico a ridosso di eventi che si riveleranno fatali nella storia di Venezia visto che segnarono la fine della Repubblica); ma egli sapeva guardare tutto ciò con occhio disincantato e ironico o addirittura sarcastico cogliendo nelle debolezze degli uomini anche i loro tratti dolenti, il passare delle mode e dei gusti, delle passioni e delle speranze e il sopravvivere di una primordiale, spontanea volontà (se non proprio gioia) di vivere e di guardare avanti. . .
Rimane tuttavia ancora un "resto" di discorso o, se si vuole, un ultimo messaggio che Giandomenico si riserva, implicitamente, di affidare alla sua folla di Pulcinella alle sue passeggiate, alle sue galanterie gelide e spavalde alle sue oscenità da taverna, ai suoi paesaggi macabri o grotteschi.
La metamorfosi pulcinellesca parla infatti di una profonda delusione della storia. Sia per la Storia maiuscola degli eroismi e delle grandezze antiche, sia per quella dell'olimpo moderno, di una stagione fatta di miti mendaci e di omuncoli rivestiti da semidei.
Il "pensiero" di Giandomenico è tutto nell'ordine dei negativo: ma non quello eroico e titanico delle rovine piranesiane, ne quello sublime e tragico di Goya, e neppure quello più engagé laico, lucido e furente di Carlo Lodoli, La luce del passato proietta sul futuro solo ombre gigantesche e impenetrabili: lo spazio della storia s'annulla e la realtà si riduce allo spessore di una lama, oppure all'inconsistenza della corda sulla quale volteggiano, come schegge impazzite di una deflagrazione muta, alcuni Pulcinella ebbri.
Giandomenico Romanelli
Agli obiettivi raggiunti - principalmente focalizzati su Ca' Rezzonico e tra i quali ricordiamo il restauro del Caffè e del mezzanino Browning (la nostra sede), la realizzazione della segnaletica museale, la partecipazione all'organizzazione delle due mostre sulla porcellana e il restauro de "Il Mondo Novo" di Giandomenico Tiepolo - vogliamo aggiungere nuove e accattivanti sfide da portare a termine entro l'anno Duemila
Completeremo quindi il lavoro di restauro del ciclo degli affreschi di Giandomenico Tiepolo- realizzati nella seconda metà del Settecento nella villa che la famiglia Tiepolo possedeva a Zianigo, le cui stanze sono state ricreate a Ca' Rezzonico.
Franca Coin, Presidente
The Venice International Foundation ------------Venezia, maggio 1999
Pulcinella in attesa: la delusione della storia
Escluse le scene dell'oratorio che trattano tematiche vetero e neotestamentarie ed episodi della vita di San Gerolamo Emiliani, le pareti della villa di Zianigo apparivano popolate da un complesso di immagini, di scene, di raffigurazioni diversamente collocabili e di non immediata lettura complessiva, se pur vi fu un tema unificatore a guidare il lungo lavoro dell'artista: lavoro che risulta, fatto quasi eccezionale, privo di committenza, e quindi libero, ovvero condotto là dove ebbe a guidarlo la fantasia, l'inventiva, il capriccio il pretesto dell'autore, Giandomenico Tiepolo.
Iniziata l'opera nella sua parte profana con un soffitto riconducibile agli anni cinquanta del Settecento con "Il trionfo delle Arti", troviamo poi una scena della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso ("Rinaldo davanti al simulacro di Armida"), figurazioni simboliche e allegoriche (scene romane, sacrifici pagani, satiri e fauni, centauri, baccanali ecc.), sprazzi sulla vita presente e, celebri sugli altri, i Pulcinella, maschere e scene galanti.
Sono proprio questi ultimi temi - vita moderna e Pulcinella - quelli che hanno dato maggiore celebrità a Giandomenico e sono quelli, altresì, nei quali il suo discorso poetico appare emergere e affermarsi con maggiore compiutezza, con vena più personale e ispirata, con originalità di tratti e d'intuizione che mostrano sovente di raggiungere la dimensione del capolavoro.
Il complesso della commedia affrescata da Giandomenico nella villa gioca su una tastiera estremamente varia, almeno tematicamente: l'impresa, una volta compiuta, offre infatti una sorta di grande ricapitolazione dell'arte tiepolesca in molti dei suoi aspetti e delle sue peculiari caratteristiche; e, insieme, anche il superamento culturale di una stagione e di un gusto: quasi un testamento pittorico che, apprezzando il passato, non si nascondeva la drammaticità del presente e l'incognita del futuro (gli affreschi, va detto, ma anche questa coincidenza non deve essere più che tanto enfatizzata, sono infatti eseguiti da Giandomenico a ridosso di eventi che si riveleranno fatali nella storia di Venezia visto che segnarono la fine della Repubblica); ma egli sapeva guardare tutto ciò con occhio disincantato e ironico o addirittura sarcastico cogliendo nelle debolezze degli uomini anche i loro tratti dolenti, il passare delle mode e dei gusti, delle passioni e delle speranze e il sopravvivere di una primordiale, spontanea volontà (se non proprio gioia) di vivere e di guardare avanti. . .
Rimane tuttavia ancora un "resto" di discorso o, se si vuole, un ultimo messaggio che Giandomenico si riserva, implicitamente, di affidare alla sua folla di Pulcinella alle sue passeggiate, alle sue galanterie gelide e spavalde alle sue oscenità da taverna, ai suoi paesaggi macabri o grotteschi.
La metamorfosi pulcinellesca parla infatti di una profonda delusione della storia. Sia per la Storia maiuscola degli eroismi e delle grandezze antiche, sia per quella dell'olimpo moderno, di una stagione fatta di miti mendaci e di omuncoli rivestiti da semidei.
Il "pensiero" di Giandomenico è tutto nell'ordine dei negativo: ma non quello eroico e titanico delle rovine piranesiane, ne quello sublime e tragico di Goya, e neppure quello più engagé laico, lucido e furente di Carlo Lodoli, La luce del passato proietta sul futuro solo ombre gigantesche e impenetrabili: lo spazio della storia s'annulla e la realtà si riduce allo spessore di una lama, oppure all'inconsistenza della corda sulla quale volteggiano, come schegge impazzite di una deflagrazione muta, alcuni Pulcinella ebbri.
Giandomenico Romanelli









