BIOGRAFIA



Giandomenico nasce a Venezia il 30 agosto del 1727; è il terzo dei dieci figli frutto del matrimonio tra Giambattista Tiepolo e Cecilia Guardi, celebrato nel 1719. Giovanissimo entra a compiere il suo apprendistato nell'avviatissima bottega del padre dove - come tradizione - studia modelli del capobottega e di altri artisti, anche dei secoli precedenti: le sue prime prove documentate sono infatti copie grafiche tratte da dipinti di Giovanni Bellini, Tiziano e Palma il Vecchio.

Lavora a fianco di Giambattista, con il quale collabora alle grandi imprese decorative realizzate a partire dai medi anni quaranta, come quella di palazzo Labia (1746-1747); solo successivamente inizia un' attività indipendente, dipingendo nel 1747-49 le ventiquattro tele, tra cui la "Via Crucis", per l'oratorio del Crocifisso a San Polo e nel 1750 la pala di Merlengo. Nello stesso 1750 parte per Wurzburg, assieme al padre, che era stato chiamato a realizzare gli affreschi della Residenza del principe vescovo Carl Philip von Greiffenclau. Durante la sua permanenza in Franconia produce numerosi dipinti per la stessa Residenza (tra cui le sopraporte della Kaisersaal) e anche per altre committenze, caratterizzati da una ripresa in forme già classicheggianti delle realizzazioni paterne.

Rientrato a Venezia alla fine del 1753, continua la sua collaborazione nelle grandi imprese decorative progettate da Giambattista e, contemporaneamente, la propria attività indipendente, incentrata sulla produzione di tele di formato medio-piccolo con scene religiose o di genere; inizia a dedicarsi anche alla realizzazione di numerose "teste di carattere" derivate dai modelli paterni. Il suo segno si fa brioso e sciolto, nella direzione della moda rocaille.

Dipinge anche ad affresco, decorando nel 1754-1755 il presbiterio della chiesa dei Santi Faustino e Giovita a Brescia. Ma ben presto comincia a dedicarsi con intensità alla realizzazione di dipinti tematicamente incentrati sulla vita quotidiana: se già durante il soggiorno a Wurzburg aveva realizzato un Accampamento di zingari, ora a Magonza, nella seconda metà del sesto decennio licenzia numerose pitture che hanno per soggetto feste carnevalesche in costume, minuetti e ciarlatani

La sua posizione all'interno della bottega tiepolesca ha nel frattempo assunto un notevole rilievo: nel 1757, quando Giambattista è chiamato da Giustino Valmarana a decorare la sua villa vicentina, a Giandomenico viene affidata l'intera palazzina della Foresteria, dove può dare libero sfogo alla propria fervida fantasia, realizzando una serie magnifica di affreschi aventi per soggetto la vita dei contadini, le passeggiate dei nobili, "Il Mondo Novo", e anche una serie di immagini di vita orientale, in omaggio alla moda delle "cineserie".

Nel 1759 dà inizio ai lavori di decorazione della villa di Zianigo, comprata due anni prima da Giambattista: un impegno questo che Giandomenico continuerà saltuariamente nel corso degli anni, fino al 1797, se non oltre; nel frattempo collabora con Giambattista in numerose imprese a Vicenza, a Verona, a Venezia, a Stra e a Udine, non mancando peraltro di dipingere in proprio opere quali "La probatica piscina" ora a Phildelphia o il "Cristo e l'adultera" del Louvre.

Dal 1762 al 1770 Giandomenico è a Madrid, dove il padre è dapprima impegnato nella realizzazione dei soffitti ad affresco di alcune sale di Palazzo Reale e successivamente nell'esecuzione delle pale per gli altari della chiesa reale di Aranjuez; anche in queste opere la collaborazione di Giandomenico appare decisiva. A questo momento risalgono alcune delle sue tele più celebri, quali il "Burchiello" di Vienna e la "Partenza della gondola" della collezione Wrightsman a New York.

Dopo la morte di Giambattista, nel marzo del 1770, Giandomenico rientra a Venezia. Qui, sia pure in tono minore, riprende l'attività di decoratore ad affresco di chiese e palazzi, nella capitale e nei domini della Serenissima, riutilizzando gli schemi paterni in una interpretazione che si fa via via meno brillante. Ottiene anche la commissione di decorare la sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale di Genova, dove dipinge nel 1785 la "Gloria di Jacopo Giustiniani", distrutta nell'Ottocento.

Ma in questo periodo il suo interesse si incentra soprattutto nella grafica, con la pubblicazione tra il 1774 e il 1778 di quattro edizioni comprendenti le proprie incisioni (le serie della "Via Crucis", delle "Idee pittoresche sopra la Fuga in Egitto" e delle "Teste", oltre che le riproduzioni delle opere paterne) e quelle realizzate dal padre e dal fratello Lorenzo, e producendo un numero enorme di disegni legati tematicamente alla vita quotidiana, vista peraltro in chiave grottesca, a fantasiose vicende di satiri e satiresse o alla maschera di Pulcinella, che diviene l'incontrastata protagonista dei centoquattro fogli che componevano l'album intitolato "Divertimento per li Regazzi".

Giandomenico muore a Venezia il 3 marzo del 1804, a settantasette anni d'età.

Filippo Pedrocco