La porcellana di Venezia nel '700
Vezzi, Hewelcke, Cozzi.

 


Teiera
Venezia, Ca' Rezzonico
Fabbrica Vezzi, 1720 - 27



Piattino
Collezione privata
Fabbrica Hewelcke, 1762 - 63



Moretto portaprofumo
Collezione privata
Fabbrica Cozzi, 1775 - 80

A distanza di oltre sessant'anni, Ca' Rezzonico ospita una seconda mostra dedicata alla porcellana veneziana, in particolare alla produzione delle manifatture attive nella città lagunare: quelle di Giovanni Vezzi, di Natanhiel Friederich Hewelcke e di Geminiano Cozzi. Nel lontano 1936 il Museo venne inaugurato proprio con una mostra dedicata alle porcellane dì Venezia e delle Nove, organizzata da uno dei più raffinati conoscitori dell'arte del Settecento, Nino Barbantini.

200 pezzi, trai più preziosi e raffinati, raccontano come si è intrecciata la stoffa di questi tre imprenditori con una città unica come Venezia. Tre personaggi culturalmente e per censo estremamente diversi tra loro, ma uniti dal comune interesse per il misterioso oro bianco, la cui formula era stata scoperta solo nel 1709/10 da un alchimista tedesco di nome Bottger, al servizio di Augusto Forte di Sassonia; i manufatti presentati provengono, oltre che dalle collezioni civiche veneziane, da numerose collezioni private.

Vastissimo l'assortimento: candelieri, porta orologi, luceme, specchi, guantiere, vasi da tabacco, calamo, porta profumi, pomoli da bastone e braccialetti. Oggetti preziosi che hanno accompagnato nella vita quotidiana la generazione di Longhi, Guardi, Goldoni e Casanova, protagonisti di un vivere elegante e raffinato che tra carnevali, vacanze in villa, conversazioni nei ridotti e nei caffé andava lentamente ed inesorabilmente incontro alla fine della millenaria Repubblica di San Marco.

Christopher Conrad Hunger, collaboratore del Bottger, portò a Venezia il segreto della fabbricazione della porcellana, giungendo tra le lagune nel 1720, chiamato dal Vezzi. Dal 1724, nella nuova sede del Casino degli Spiriti, la produzione raggiunge un eccezionale livello qualitativo: la porcellana marcata Venezia ha infatti una pasta dura, traslucida, pura, assolutamnente simile a quella celebratissima della manifattura Meissen. In più, la qualità eccezionalmente fantasiosa dei decori fa degli oggetti realizzati da Giovanni Vezzi, autentici capolavori della produzione europea - I pezzi prodotti da questa manifattura sono assai rari: attualmente se ne conoscono all'incirca trecento, conservati in importanti Musei e collezioni private. Per lo più si tratta di parti di servizi da tè; esistono però anche coppe, vasi, piatti e caffettiere, mentre non si ha certezza di una produzione di figure. Le forme sono a volte ispirate a quelle dell'argenteria del tempo e per lo più riprendono, nelle teiere globulari e nelle tazze alte e slanciate prive di manico, i modelli di Meissen. Le decorazioni raffigurano animali, scene mitologiche, stemmi delle casate dei committenti e decori di gusto orientale. Alcuni pezzi sono pervenuti fino a noi non dipinti, forse anche a causa dell'improvvisa cessazione dell'attività nel 1727.

Dopo la chiusura della fabbrica Vezzi, per trent'anni Venezia non ebbe una propria manifattura e questo costrinse le grandi famiglie veneziane a rivolgersi, per ottenere gli ambiti servizi di porcellana, certo uno degli elementi di maggiore distinzione sociale per la loro bellezza e per il loro costo, alla manifattura di Meissen. Solo nel 1757 un mercante sassone, Nathaniel Friederich Hewelcke, giunto a Udine assieme alla moglie per sfuggire agli orrori della guerra dei Sette anni, aprì nei domini della Serenissima una nuova manifattura di porcellana. Nel 1761 si trasferì a Venezia, continuando la sua attività fino all'agosto del 1763, quando si trasferì a Dresda. Pur nella brevità della sua esistenza, questa manifattura riveste una notevole importanza sia perchè rilanciò a Venezia l'interesse verso la produzione della porcellana, sia per la qualità dei pezzi prodotti, decisamente diversa da quella della manifattura Vezzi, caratterizzata da un decoro piuttosto semplice, con figurette spesso solo schizzate e da una pasta dura non bianchissima, con una vetrina assai sottile ed opaca. Con Hewelcke appaiono anche i primi gruppi di figure, a volte policromi, prodotti in ambito veneziano.

Socio e finanziatore di Hewelcke durante l'ultimo anno di attività fu Geminiano Cozzi, un imprenditore di origine modenese da lungo tempo trasferitosi a Venezia che, l'anno successivo, aprì a sua volta una manifattura destinata a grande sviluppo, cessando di operare solo dopo la caduta della Repubblica. Sin dall'inizio, sfruttando il caolino delle cave del Tretto presso Schio, il Cozzi riuscì a produrre porcellane di ottima qualità, più resistenti al calore delle bevande. Soprattutto Cozzi comprese di avere dinanzi a sé un mercato che andava differenziandosi, impostando due diversi tipi di produzione, l'uno corrente, a disposizione delle caffetterie e del ceto medio, l'altro dì elevatissima qualità, con pezzi eccezionali destinati alle grandi famiglie veneziane.


(tratto dal comunicato stampa dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Venezia)