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Salone da
Ballo La grande sala delle feste, salone dei
ricevimenti per i balli, rappresenta un elemento di
originalità rispetto ad altri palazzi veneziani.
Ricavato da Massari utilizzando la doppia altezza dei due
piani nobili del palazzo, il salone costituisce l'elemento
più fastoso dell'edificio.
Le "quadrature architettoniche", che dilatano
artificiosamente il già vasto spazio, sono opera del
lombardo Pietro Visconti, uno specialista di questo genere
di decorazioni molto in voga nella Venezia del Settecento.
L'affresco sul soffitto, raffigurante il carro di Febo e ai
quattro lati Europa, Asia, America e Africa, fu dipinto dal
veneziano Giovanni Battista Crosato. Nella parete maggiore
campeggia lo stemma della famiglia Rezzonico.
I lampadari sono tra i pochi pezzi superstiti dell'antico
arredamento, mentre i mobili, capolavoro di Andrea
Brustolon, provengono da Palazzo Venier a San Vio.

Sala
dell'Allegoria Nuziale La sala trae il nome
dall'affresco sul soffitto eseguito nell'estate del 1758 da
Giambattista Tiepolo, con la collaborazione del figlio
Giandomenico e del quadraturista emiliano Gerolamo Mengozzi
Colonna, per festeggiare le nozze tra Ludovico Rezzonico e
Faustina Savorgnan. Al centro si vedono gli sposi
trasportati sul carro di Apollo, preceduti da Cupido bendato
e circondati da putti, colombe e raffigurazioni delle
Virtù. Si trata di una delle ultime opere dipinte da
Tiepolo a Venezia, prima del trasferimento a Madrid, dove
morì nel 1770.


Sala dei
Pastelli In questa sala il messo
pontificio comunicò alla famiglia, il 13 luglio 1758,
l'elezione al soglio papale del cardinale Carlo
Rezzonico.
L'affresco sul soffitto, attribuito al bellunese Gaspare
Diziani, raffigura la Poesia circondata dalla Pittura,
dall'Architettura, dalla Musica e dalla Scultura, mentre un
putto armato di fiaccola fa precipitare l'Ignoranza.
Alle pareti sono esposti ritratti a pastello eseguiti da
Rosalba Carriera, Marianna Carlevarijs, Gian Antonio Lazzari
e altri specialisti di questo genere, molto apprezzato nel
Settecento.

Sala degli
Arazzi Nei tre grandi arazzi fiamminghi del XVII
secolo, che danno il nome alla sala, sono rappresentate
episodi della storia biblica di Salomone e della regina di
Saba. Assieme al mobilio rococò intagliato e dorato,
che completa l'arredamento della stanza, essi provengono da
palazzo Balbi Valier a Santa Maria Formosa.
Sul soffitto Jacopo Guarana dipinse il Trionfo delle
Virtù.
La porta gialla decorata con delle "cineserie", appartenente
all'arredamento originale del palazzo, dopo essere stata
venduta con il resto dell'arredo, pervenne in dono alle
Gallerie dell'Accademia, che l'hanno concessa in deposito a
Ca' Rezzonico. È possibile che il disegno per la
decorazione di questo importante esemplare, databile attorno
al 1760, sia stato fornito da Giambattista o Giandomenico
Tiepolo, che allora stavano eseguendo gli affreschi del
palazzo.


Sala del
Trono Il fastoso trono in legno dorato e
intagliato, eseguito dalla bottega dello scultore Antonio
Corradini, fu usato da papa Pio VI il 10 marzo 1782, quando,
durante il suo viaggio verso Vienna, fece tappa a Venezia,
fermandosi una notte nella dimora di Chioggia dei
Grassi.
In questa sala, della quale non si conosce l'originaria
destinazione, fu allestita la camera nuziale di Ludovico
Rezzonico e Faustina Savorgnan.
L'affresco sul soffitto, dipinto nell'estate del 1758 da
Giambattista Tiepolo in collaborazione con Gerolamo Mengozzi
Colonna, rappresenta l' Allegoria del Merito.
Il ricco mobilio dorato, appartenuto alla famiglia
Barbarigo, è attribuito alla bottega di Corradini, lo
scultore estense che sovraintese anche alla decorazione
dell'ultimo Bucintoro.

Sala del
Tiepolo
Il soffitto della stanza
ospita una tela sagomata raffigurante La Nobiltà e
la Virtù che abbattono la Perfidia, dipinta tra
il 1744 e il 1745 da Giandomenico Tiepolo per il palazzo
Barbarigo a Santa Maria del Giglio. Il dipinto fu acquistato
nel 1934 dal Comune di Venezia e collocato, entro una
cornice di stucco, in questa sala, originariamente priva di
decorazioni.
Contro la tappezzeria tardo settecentesca sono esposti vari
dipinti di Alessandro Longhi, Giandomenico e Lorenzo Tiepolo
e altri.
L'imponente bureau-trumeau databile a metà del
Settecento, un esemplare unico per qualità e stato di
conservazione, forse faceva parte dell'arredamento originale
del palazzo.

Biblioteca
I sei imponenti
armadi-biblioteca tardo secenteschi sono collocati in questa
sala per ricostruire l'arredamento di un antico studio.
I cinque tondi sul soffitto, proveniente assieme a quelli
che ora ornano la Sala del Brustolon da Palazzo Nani sul rio
di Cannaregio, sono stati dipinti dal vicentino Francesco
Maffei attorno al 1657-58. Raffigurano al centro Prometeo
con lo specchio e l'aquila, ai lati Dedalo e
Icaro, Prometeo liberato, Perseo con la testa
di Medusa e Andromeda legata allo
scoglio.


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